Lo Stemma visconteo e le sue leggende

Lo Stemma visconteo e le sue leggende

L’accesso al piano superiore del monumento è dominato da un mosaico raffigurante lo stemma visconteo, fregiato dal motto, di origine oraziana, della famiglia: Flangar non Flectar.
Esistono svariate leggende riguardo a questo vessillo, la cui origine ancora oggi è avvolta nel mistero.
Tra queste la più famosa e che più di tutte rende onore al casato narra che un antico capostipite dei Visconti, tal Ottone, cavaliere valoroso al tempo delle crociate, si scontrò in battaglia con un manipolo di cruenti saraceni e vinse, dopo un memorabile duello, il loro comandante Voluce. In segno di vittoria, Visconti, di ritorno in patria, volle recare con sé lo stendardo del nemico sconfitto, raffigurante una gigantesca serpe. Il gesto di Ottone fu tutt’altro che casuale, dal momento che secondo una tipica credenza medievale la forza di un esercito era racchiusa nello stendardo sotto il quale combatteva.
Successivamente anche i discendenti della casata Visconti scelsero di riutilizzare tale effige, e in onore del valoroso antenato e della sua impresa, fecero raffigurare fra le fauci della serpe un uomo dalla pelle rossa, in ricordo dei saraceni vinti.
Un’altra leggenda attribuirebbe l’ideazione dello stemma ad Azzone Visconti, storicamente documentato quale Signore di Milano dal 1329 al 1339.
Durante un pomeriggio d’estate del 1323, costui, al comando delle truppe lombarde, era impegnato nella guerra contro Firenze.
 In un momento di calma, mentre i due eserciti riposavano, Azzone dopo essersi spogliato della propria armatura, si addormentò all’ombra di un albero.
Destatosi e pronto per tornare a dar battaglia, si rivestì prendendo da ultimo l’elmo, senza accorgersi che una serpe vi aveva trovato rifugio.
Dopo che Azzone l’ebbe indossato, il serpente anziché morderlo, uscì da un’apertura superiore sibilando, ma lasciandolo incolume.
Il Visconti volle dunque che lo stemma della sua casata ricordasse quest’insolito evento: un serpente avrebbe tenuto fra le fauci un bambino, senza tuttavia arrecargli alcun danno, come al tempo anche a lui era accaduto.
Da ultimo si racconta che nei pressi delle mura della città di Milano, oltre Porta Venezia, vi fosse un bosco abitato da un feroce drago.
Avvenne che un giorno il signore d’Angera, Uberto Visconti, attraversando quel bosco, sorprese il drago nell’intento di divorare un bambino, ancora in fasce.
Sguainata la spada, la bestia fu trafitta e uccisa.
Per onorare l’accaduto, egli decise di inserire nello stemma della propria famiglia sia il drago sia il bambino, i quali, dopo che i Visconti furono divenuti Signori di Milano, divennero il simbolo stesso della città.
La mancanza di fonti certe permette di proporre altre e innumerevoli ipotesi riguardo tale argomento.
 Non da ultimo si ricorda, infatti, la sorprendente affinità dell’immagine con la raffigurazione paleocristiana dell’episodio biblico di Giona inghiottito dalla balena.
Unico fatto certo fu la fortuna che questo simbolo conobbe grazie alla fama e alle gesta dell’antica famiglia Visconti, tanto che ancora oggi è ricordato nei marchi di alcune prestigiose aziende lombarde, quali l’Alfa Romeo, l’F. C. Internazionale, aziende che hanno contribuito a darne dunque a darne una diffusione a livello mondiale.

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